Museo sul Confine

“IL MIGLIORE AMICO DELL'UOMO - Guerrieri senza divisa cento anni fa e oggi” Con pannelli fotografici e reperti d’epoca viene ricostruita la storia dei “cani guerrieri” della Prima guerra mondiale, utilizzati in gran numero da tutti gli eserciti per il trasporto di carrette di viveri e munizioni fino in prima linea, nella ricerca e nel soccorso dei feriti sul campo di battaglia e nella derattizzazione delle trincee. Nel corso del conflitto l’esercito tedesco mobilitò non meno di 35.000 cani, in gran parte dobermann e pastori tedeschi, impiegati per i compiti più diversi, ma soprattutto come portaordini, ricerca dei feriti e bonifica delle trincee dai ratti. La stessa cosa facevano reparti speciali dell’esercito francese, inglese e dal 1917 americano, che adoperarono diverse migliaia di cani addestrati in aiuto alle compagnie di sanità, per la ricerca e il trasporto dei feriti. L’esercito austro-ungarico impiegò circa 30.000 cani in apposite unità per la ricerca dei feriti e per il trasporto di carrette. L’esercito italiano, che aveva già impiegato cani sardi nel conflitto italo-turco del 1911, nella guerra contro l’Austria-Ungheria utilizzò su tutti i fronti alcune migliaia di cani di media e grossa taglia per il trasporto viveri e materiali. Veri e propri “soldati senza divisa”, o meglio in divisa loro malgrado, accompagnano i militari per un tratto del loro percorso, compagni di un’avventura difficile e impegnativa, a tratti disperata e impossibile, ma anche spensierata e divertente; in qualche momento pericolosissima e tragica, altre volte inevitabilmente noiosa. Le cose non cambiano nei conflitti successivi e anche oggi, cento anni dopo, cani dalle caratteristiche particolari vengono addestrati per partecipare ad operazioni belliche e di polizia. In occasione di disastri come alluvioni, terremoti o valanghe aiutano i soccorsi nella ricerca dei sopravvissuti. Cani che salvano vite, dunque, e proprio a Visco opera L’ACDC (Addestramento Cani da Catastrofe Onlus), associazione nata nel 2000 con lo scopo di formare unità cinofile da soccorso per la ricerca di persone disperse in superficie e sotto macerie. La mostra, curata dallo storico Lucio Fabi con il contributo di Roberto Todero e la grafica di Alfio Scarpa, vuole rendere omaggio ai nostri disinteressati amici a quattro zampe, pronti a sacrificare la vita per noi, senza nulla chiedere oltre che un po’ di affetto e comprensione. Una sezione della mostra è dedicata alla storia dei Gaspardis, tre generazioni di veterinari a Visco da circa cent’anni, attraverso l’esposizione di rari reperti di storia veterinaria raccolti e didascalizzati da Davide Gaspardis. Sarà ancora visitabile la mostra “Un medico a Visco. Le fotografie del tenente Floriano Ferrazzi 1915-1917”. IL MUSEO SUL CONFINE NELL’EX DOGANA AUSTRIACA Costruito sul confine del 1866 tra il Regno d’Italia e l’Impero asburgico, l’edificio (1874) funzionò da Dogana austriaca fino all’inizio del Primo conflitto mondiale (1915), successivamente da ospedale militare italiano. Nel dopoguerra venne inserito nell’area militare di Borgo Piave, sede di caserme, opifici, uffici dell’Esercito italiano, nonché, nel Secondo conflitto mondiale, da febbraio a settembre 1943, campo di internamento per civili provenienti dalle regioni jugoslave occupate. Terminata la guerra l’edificio divenne sede di uffici e alloggi militari della caserma Luigi Sbaiz, in essere fino al 1996. Di proprietà del Comune di Visco dal 2001 e restaurato dopo anni d’abbandono con contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, dal 2016 ospita il Museo sul Confine, dedicato alla storia del territorio e della comunità locale, sede di mostre, incontri, manifestazioni culturali. Scarica la brochure

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“IL MIGLIORE AMICO DELL'UOMO - Guerrieri senza divisa cento anni fa e oggi” Con pannelli fotografici e reperti d’epoca viene ricostruita la storia dei “cani guerrieri” della Prima guerra mondiale, utilizzati in gran numero da tutti gli eserciti per il trasporto di carrette di viveri e munizioni fino in prima linea, nella ricerca e nel soccorso dei feriti sul campo di battaglia e nella derattizzazione delle trincee. Nel corso del conflitto l’esercito tedesco mobilitò non meno di 35.000 cani, in gran parte dobermann e pastori tedeschi, impiegati per i compiti più diversi, ma soprattutto come portaordini, ricerca dei feriti e bonifica delle trincee dai ratti. La stessa cosa facevano reparti speciali dell’esercito francese, inglese e dal 1917 americano, che adoperarono diverse migliaia di cani addestrati in aiuto alle compagnie di sanità, per la ricerca e il trasporto dei feriti. L’esercito austro-ungarico impiegò circa 30.000 cani in apposite unità per la ricerca dei feriti e per il trasporto di carrette. L’esercito italiano, che aveva già impiegato cani sardi nel conflitto italo-turco del 1911, nella guerra contro l’Austria-Ungheria utilizzò su tutti i fronti alcune migliaia di cani di media e grossa taglia per il trasporto viveri e materiali. Veri e propri “soldati senza divisa”, o meglio in divisa loro malgrado, accompagnano i militari per un tratto del loro percorso, compagni di un’avventura difficile e impegnativa, a tratti disperata e impossibile, ma anche spensierata e divertente; in qualche momento pericolosissima e tragica, altre volte inevitabilmente noiosa. Le cose non cambiano nei conflitti successivi e anche oggi, cento anni dopo, cani dalle caratteristiche particolari vengono addestrati per partecipare ad operazioni belliche e di polizia. In occasione di disastri come alluvioni, terremoti o valanghe aiutano i soccorsi nella ricerca dei sopravvissuti. Cani che salvano vite, dunque, e proprio a Visco opera L’ACDC (Addestramento Cani da Catastrofe Onlus), associazione nata nel 2000 con lo scopo di formare unità cinofile da soccorso per la ricerca di persone disperse in superficie e sotto macerie. La mostra, curata dallo storico Lucio Fabi con il contributo di Roberto Todero e la grafica di Alfio Scarpa, vuole rendere omaggio ai nostri disinteressati amici a quattro zampe, pronti a sacrificare la vita per noi, senza nulla chiedere oltre che un po’ di affetto e comprensione. Una sezione della mostra è dedicata alla storia dei Gaspardis, tre generazioni di veterinari a Visco da circa cent’anni, attraverso l’esposizione di rari reperti di storia veterinaria raccolti e didascalizzati da Davide Gaspardis. Sarà ancora visitabile la mostra “Un medico a Visco. Le fotografie del tenente Floriano Ferrazzi 1915-1917”. IL MUSEO SUL CONFINE NELL’EX DOGANA AUSTRIACA Costruito sul confine del 1866 tra il Regno d’Italia e l’Impero asburgico, l’edificio (1874) funzionò da Dogana austriaca fino all’inizio del Primo conflitto mondiale (1915), successivamente da ospedale militare italiano. Nel dopoguerra venne inserito nell’area militare di Borgo Piave, sede di caserme, opifici, uffici dell’Esercito italiano, nonché, nel Secondo conflitto mondiale, da febbraio a settembre 1943, campo di internamento per civili provenienti dalle regioni jugoslave occupate. Terminata la guerra l’edificio divenne sede di uffici e alloggi militari della caserma Luigi Sbaiz, in essere fino al 1996. Di proprietà del Comune di Visco dal 2001 e restaurato dopo anni d’abbandono con contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, dal 2016 ospita il Museo sul Confine, dedicato alla storia del territorio e della comunità locale, sede di mostre, incontri, manifestazioni culturali. Scarica la brochure

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