MUSEO E BON TON

MUSEO E BON TON

MUSEO E BON TON

di Nicola Santini- esperto di etichetta e autore di NON LO FACCIO PIU’

Il dress code al museo. Quando la parola Mostra viene presa un po' troppo alla lettera.

Si è fatta attendere, annusare per poi scappare, desiderare come null'altro al mondo, ma finalmente la primavera è arrivata e con essa un calendario di gite fuori porta, viaggi che non possono essere definiti ancora vacanze, spostamenti facilitati da previsioni del tempo a prova di meteopatia.

Presto, forse, per andare al mare, in tempo per farsi qualche bel giro nelle città che offrono un denso calendario di mostre, vernici, retrospettive e installazioni. Non dico chi più ne ha più ne metta, perché in realtà assisto inorridito proprio al contrario.

L'ispirazione di questo post ha due radici: la prima la domanda di una affezionata lettrice che ha ricevuto l'invito per il primo vernissage della sua vita e non sa come vestirsi, il secondo un recentissimo viaggio a New York dove sono tornato a vedere la collezione del Guggenheim circondato da calzini di spugna a vista, canotte, infradito, felpe multicolor annodata in vita, ombelichi sparati, e bastoncini da selfie. Due giri di spirale e mi era già passata la voglia. Eppure c'erano Picasso, Brancusi, Dahn Vo, così come le ciabatte, i marsupi, ecc... Ero entrato per vedere una mostra, sono uscito per paura dei mostri.

Chi mi conosce sa bene che io amo i contrasti, il mix and match, ma con le contraddizioni non ce la posso fare.

Da qui la mia riflessione: che senso ha andare a farsi il pieno di bellezza e di cultura se poi già soltanto con la propria presenza bisogna inquinare tutto ciò per cui siamo disposti a fare file e pagare biglietti salatissimi? Le risposte che mi sento dare sono più agghiaccianti dell'aria condizionata degli alberghi di New York: bisogna viaggiare comodi.

Quindi delle belle cose che vi comprate nei negozi cosa ne fate? Dei post su Instagram e poi tanti saluti?

Fine della fase demolizione, vorrei dare tre consigli veloci:

1) Comodo non significa sciatto.

2) Non volete studiare un look perché preferite viaggiare con poche cose? Neutralità, linearità, classico, e un accessorio cult poco ingombrante: in un total white con un occhiale da sole da perder la testa o un gioiello scultura sarete novelle Peggy Guggenheim.

Ma, ve lo chiedo in ginocchio, vestiti da capo a piedi, se no scegliete le cabine del mare.

3) Regole per lui: non esiste luogo in cui una camicia azzurra, un jeans e una scarpa allacciata siano bannate. Quanto al marsupio: bandito!

Queste le regole generali che valgono in occasione di una visita informale ad un museo, dove l'unico obbligo sarebbe già quello di non essere di disturbo visivo alla visione della mostra, se poi vogliamo giocare una partita più articolata, partecipare ad un evento specifico, un opening o una preview, può avere senso esercitarsi nell'arte dello “sfogo” fashion purché ci sia la giusta dose di sicurezza di sé da accompagnare al look.

Informandosi sul soggetto della mostra si possono studiare accordi cromatici o geometrici che in qualche modo sposino l'estetica e il messaggio che l'artista con il gallerista vuole dare con le opere esposte.

Molti stilisti sono riconoscibili esattamente come gli artisti per certe scelte. Linee, sfumature, materiali, contrasti, misure: tutte parole che arte e moda hanno in comune e che possono essere declinate nello stesso evento in una piacevole contaminazione.

È così che si può dire di aver partecipato ad un evento, contribuendo con il proprio modo di essere ad un progetto che mira a elevare la qualità estetica della nostra quotidianità, non certo a minacciarla con autentici attacchi al buongusto.

Viaggiare comodi vuol dire lasciare a casa tutto ciò che non serve.

Per una volta dimentichiamoci l'assetto da massaia. E… Buona cultura!

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