Cerimonia e Bon Ton

Cerimonia e Bon Ton

Cerimonia e Bon Ton

di Nicola Santini- esperto di etichetta e autore di NON LO FACCIO PIU’

L’abito da cerimonia: come (non) conciarsi per le feste.

È tempo di cresime, comunioni, battesimi, matrimoni. E di velette, sciarpe impropriamente poggiate sulla spalla, coprispalle bomboniera, trionfo del cipria e della borsa abbinata al sandalo, alla giacca, alla calza, alla vita.

Fosse per me abolirei proprio il termine, perché l’abuso di fru-fru che legittima la denominazione “da cerimonia” fa sembrare sobria anche una tenda da circo. Sbagliano tutti, anche nelle migliori famiglie. “More is more”, “meglio abbondare che deficere”, “mia figlia si sposa una volta sola”, “è un giorno da ricordare” risuonano in me come accidenti annunciati. Se poi si capita nella stagione di un Matrimonio Reale come quest’anno, la voglia di sognare tra pizzi esagerati, stampe chiassose e colori da visibilità oltre i 900 metri di una cosa possiamo stare certi: rivedere tra 10 anni le foto di un momento da ricordare ci farà drizzare i capelli al punto tale da augurarsi una prolungata amnesia ed un sereno ritorno al buon costume.

Il mio punto di vista è tutt’altro che politicamente corretto e il messaggio è forte e chiaro: quando si entra in un negozio bisogna puntare all’eleganza che in tali casi è una formula matematica che non perdona nessuno. I fattori sono: misure proprie, ruolo e contesto. Bisogna stare bene nei propri panni e nel proprio ruolo, sapersi muovere con ciò che si indossa e non cercare di immaginare di poter essere qualcun altro per 24 ore, se non vogliamo che diventino le 24 ore più lunghe ed estenuanti di un’esistenza.

Chi non ha mai indossato una cravatta si alleni: si può pretendere di metterne una per un giorno intero quando non si è mai provato a stare composti e comodi con un accessorio stretto intorno al collo?

Vale la stessa cosa per i foulard, per i tacchi, per le sciarpette, per i cappelli: non aspettate di avere tutti gli occhi puntati per fare qualcosa con cui non avete dimestichezza.

E poi perché voler essere notati a tutti i costi? Perché il coprispalle di pizzo? Perché la giacca sull’uomo di taglio particolare (si è vista anche lunga al ginocchio) quando nelle migliori ipotesi è la sola nel guardaroba?

Avete mai visto un tubino con o senza maniche con un bel gioiello vero o finto?

Apprezzate la sobria eleganza di un blazer blu che sta bene a tutti e a tutte, compresi quelli alle prime armi? E di quest’ultimo sapete che è ottimo alleato di gioielli, cravatte, calze e foulard particolari ai quali delegare piccoli e singoli eccessi se questi svolgono il ruolo di garanzia di distinzione?

Approfittate delle cerimonie per fare una base estrosa ma compatibile con il buon gusto, il famoso capo “da rimettere” che basta riformulare con il giusto complemento e cambia totalmente appeal regalando di volta in volta un nuovo look: fate la moda senza che la moda faccia voi e soprattutto fatevi consigliare anzitutto dallo specchio. Non è sufficiente che una cosa sia bella o riconoscibile perché indossata dalla blogger di turno: deve stare bene a voi.

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